0
0
0
s2smodern

Terremoto soccorsi Amatrice"Dove sono finiti i 30 milioni di euro degli sms?". Nella domanda di qualche settimana fa del sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi tutta l'insofferenza per un sistema di Protezione Civile di cui non si comprendono faragginosità e, in taluni casi, mancanze di trasparenza.

La Protezione Civile ha successivamente risposto che quei fondi sarebbero andati a tre scuole specifiche, quelle di Poggio Bustone (Scuola Primaria e Secondaria di I grado), di Collevecchio (Secondaria di I Grado) e di Rivodutri (Scuola Infanzia)”, ma è ovvio che la domanda del sindaco non si riferisse ad un possibile "colpo" da 30 milioni di qualcuno, quanto delle modalità decisionali inerenti alla gestione.
E' bene essere chiari: la Protezione Civile è popolata da decine e decine di migliaia di brave persone. Sono il volto migliore di una nazione altrimenti votata alla disillusione e alla mancata partecipazione. Non è l'operaio che chiede il permesso al lavoro e magari "becca sù" dalla moglie l'oggetto della perplessità, ma casomai il ruolo della Protezione Civile rispetto alle forze politiche di governo, e l'impegno di quest'ultimo nella fase "post", quella che caratterizza la vita del terremotato quando le torri faro di Sky o di Rainews si spengono.
In quest'ottica, e come "anticorpo" al sistema, in Italia, sono nati tanti gruppi di persone che tentano di ovviare a questi problemi. Quello che ovviamente guardiamo con maggiore affetto è quello delle Brigate di Solidarietà Attiva ( PER APPROFONDIRE LEGGI ), e con loro tutti quegli esseri umani che restano quando tutti se ne vanno, e così facendo rompono il silenzio assordante nelle orecchie dei colpiti da una tragedia, quello di quando scende l'adrenalina e ti rendi conto che è tutto vero. Tra essi l' AlterEgo, associazione che ci ha gentilmente concesso un'intervista: a dialogare con noi è Riccardo Bucci, 30enne avvocato del foro romano.

Ambiente cartografia aerea paesino- Cos’è AlterEgo? Come sta operando nell’area colpita dai terremoti in Centro Italia? Con quali soggetti state collaborando? Sono coinvolti anche gruppi locali?

Alterego – Fabbrica dei diritti è un’associazione che si propone di tutelare i diritti umani e i diritti in generale, partendo dalla premessa che il diritto non solo definisce le regole comuni di una società, ma ne evidenzia anche i limiti e le contraddizioni. Esso è regola di sistema, ma a sua volta è anche strumento di lotta e cambiamento. La conoscenza della legge permette una informazione e formazione tale da poter approfondire i fatti e le notizie di cui veniamo a conoscenza. Nell’area colpita dai terremoti del Centro Italia (c.d. “Cratere”) ad esempio, Fabbrica dei diritti sviluppa varie attività tutte aventi quale comun denominatore proprio tale strumento, la legge. Oltre al Vademecum Legale “Oissa”, che stiamo continuando a distribuire gratuitamente a tutti i cittadini terremotati e che spiega la disciplina normativa predisposta dalle Istituzioni per riscrivere le regole sociali che li riguardano, organizziamo assemblee collettive, sportelli legali informativi individuali, ispezioniamo il territorio e denunciamo le violazioni dei diritti che scoviamo, aiutati dalle Brigate di Solidarietà Attiva e dai vari comitati e associazioni locali che si stanno costituendo. Tali comitati rappresentano il passo decisivo affinchè la popolazione, estromessa da qualsiasi valutazione di merito nel processo di intervento in emergenza e post-emergenza, possa finalmente conoscere ciò che avviene nella sua terra e opporsi a scelte quasi sempre non condivise.

Terremoto soccorsi Amatrice I- Il senso del fare controinformazione. Qual è la vulgata che i mezzi di comunicazione stanno passando in questi mesi a proposito del dopo terremoto? Corrisponde al vero, in base a quello che avete verificato?

La comunicazione è varia. Ma ciò che colpisce è la mancanza totale di approfondimento. In modo quasi rituale le informazioni vengono raccontate in tempi rapidissimi per poi essere dimenticate altrettanto rapidamente, evitando così che le istituzioni si sentano costrette a intervenire. Le macerie, ad esempio, sono ancora lì o si è cominciato a rimuoverle? Le storie vengono affrontate in una dimensione estremamente semplificata, senza affrontare in modo maggiormente specifico il problema. Chi deve togliere le macerie? Che differenza c’è tra macerie pubbliche e macerie private? Chi ha vinto la gara d’appalto per la rimozione? Quali termini sono previsti per la rimozione delle macerie? Se le notizie vengono date come ho detto sopra, appare chiaro che possano risultare entrambe vere. Non è una questione di verità, ma di specificità dell’informazione.

Terremoto soccorsi Amatrice III- Ritornare a (una) casa, ritornare al lavoro. Lo stato di emergenza decretato dal Governo sta per terminare in questi giorni (19 agosto). È possibile, a quasi un anno dai primi terremoti, delineare le tendenze in atto nella ricostruzione? Le popolazioni che sono state spostate al di fuori dell'area hanno speranza di tornare in tempi ragionevoli nei loro paesi? Ha senso parlare di "ritorno alla vita ordinaria"?

Lo stato d’emergenza, ad oggi prorogato al 28 Febbraio 2018 con una evidente forzatura della normativa italiana (non è possibile la proroga dello stato d’emergenza per più di un anno), è un termine giuridico entro il quale lo Stato può prendere provvedimenti “speciali”, proprio in virtù della peculiare situazione emergenziale legata a uno specifico territorio. Ma l’emergenza, quella umanitaria, non è finita e difficilmente finirà per Febbraio. Altro discorso si apre sulla ragionevolezza del tempo di rientro: al momento non appare chiaro quale sia la linea di indirizzo per la ricostruzione, anche in virtù di una eterogeneità enorme tra le varie zone colpite. Di certo, chi doveva rimanere sul territorio (agricoltori, allevatori, ecc.), fin dalla fine di Agosto di un anno fa, ha fatto di tutto per rimanere. Tanti altri, invece, si sono dovuti trasferire non avendo più nulla. Ci auguriamo, comunque, che il primo criterio da seguire sarà quello della sicurezza. La microzonazione sismica è oggi uno strumento fondamentale per capire su quale terreno è possibile costruire in sicurezza, il resto è compito degli ingegneri. L’augurio è che si ricostruisca lì dove è possibile ricostruire. Ove ciò non è possibile, sarà fondamentale rispettare e tutelare il senso di comunità e di tradizioni locali che con il tempo rischia di sfaldarsi.

- Una burocrazia che non facilita la vita. Il proliferare delle ordinanze del Commissario Straordinario ricorda diversi aspetti del post terremoto emiliano. Cosa comporta per il cittadino tanta complessità? E per le imprese sul territorio?

Il proliferare delle ordinanze del Commissario Straordinario, delle Ordinanze della Prot. Civ., dei provvedimenti Regionali e dei Decreti Legge del Governo sono un effetto lampante della mancanza di una Legge Unica sulle Emergenze in Italia. La gestione delle crisi mediante la decretazione d’urgenza determina una gestione sempre differente delle stesse. E tale gestione “di governo”, nella quale parte esecutrice è sempre la Protezione Civile (a sua volta rispondente al Governo di turno) determina una essenziale incertezza per il cittadino. La complessità aumenta se i testi di legge o delle ordinanze sono di non facile consultazione. Noi stessi abbiamo faticato per riuscire a star dietro a tutte le fonti normative che, ancora oggi, continuano ad essere emanate. Le stesse imprese vedono spesso discipline complesse, a volte solo per alcuni settori specifici, che determinano una indeterminatezza costante e che sarà costante, probabilmente, anche per i tempi futuri. Pertanto la risposta è sempre una: una Legge sulle Emergenze, che sia una legge quadro e che stabilisca la disciplina generale per tutti gli strumenti necessari in caso di emergenze: dai piani d’emergenza comunali alla gestione del Contributo di Autonoma Sistemazione e dei villaggi SAE.

Terremoto soccorsi Amatrice II- Istituzioni locali. Ci sono, tra i Comuni del territorio, casi meritevoli di attenzione per modalità e qualità dei rapporti coi cittadini? Luoghi in cui le scelte e i diritti delle comunità sono maggiormente rispettati?

Certamente. Molti Comuni hanno deciso di affrontare la crisi emergenziale e post-emergenziale coinvolgendo le associazioni, i comitati cittadini, i volontari. Il Comune di Pieve Torina, in piena emergenza invernale, ha autorizzato i cittadini a installare moduli abitativi in autonomia (container) “coprendoli” dal rischio di abuso edilizio e mandando su tutte le furie la Regione Marche. Da altre parti sono sorte vere e proprie collaborazioni tra Istituzione comunale, volontari e cittadini. Il “Cratere” è enorme e i Comuni sono molti, così come sono molte le esperienze positive e di gestione condivisa. Storie che dovrebbero essere raccontate dai principali media nazionali e che invece restano, spesso, in silenzio. E non parliamo solo di Amministrazioni “illuminate”, ma anche Comuni dove il controllo popolare è stato supportato fin dall’inizio. Dobbiamo sempre ricordare che il territorio colpito è un territorio che ha sempre vissuto il rapporto cittadino-istituzione in maniera diretta e non filtrata. Dopo il sisma, queste comunità e gli stessi sindaci, hanno improvvisamente subito una vera e propria “invasione” (ovviamente giustificata dall’emergenza) da parte di tutto l’apparato statale, con le sue regole e con la sua burocrazia.

- Emergenza sicurezza. La parola “sicurezza” è spesso al centro dei dibattiti politici nei principali mezzi di comunicazione, declinata per lo più come difesa dalla piccola criminalità. Considerando come prioritaria la sicurezza della vita, è lecito chiedersi quanto costerebbe mettere in sicurezza le case della dorsale appenninica, attraverso un percorso di prevenzione in tempi ragionevoli?

In Italia il 60 % degli edifici è stato costruito prima del 1974, quando sono entrate in vigore le prime norme antisismiche. Almeno un terzo degli immobili andrebbe adeguato con una spesa di interventi stimata di circa 36 miliardi di euro. I maggiori terremoti degli ultimi 40 anni hanno fatto 135 miliardi di danni e per la ricostruzione se ne sono spesi altri 120 (dati ISF[1]). Tali dati parlano da sé. Ciò che oggi deve essere ottenuto con un enorme sforzo prima politico e poi culturale è che venga effettivamente costituito un tavolo tecnico per la redazione di un Testo Unico per le Emergenze, che si occupi di prevenzione, messa in sicurezza e cultura dell’emergenza. La sicurezza parte dalla informazione dei cittadini sullo stato di “salute” del territorio dove vivono e sugli strumenti esistenti per mettere in sicurezza le loro case e le strutture pubbliche dove vivono. Per sapere se una scuola è antisismica o se sono stati fatti i rilievi di microzonazione sismica sotto di essa, il cittadino deve poter avere accesso alla documentazione della struttura e al nome di chi ha fatto quelle rilevazioni con facilità. Se la microzonazione rileva una zona di un Comune a grosso rischio crollo in caso di sisma, i cittadini lì residenti ogni anno devono vedere nelle strutture pubbliche un piano comunale d’emergenza appeso e notare che il colore rosso (indicante il rischio maggiore) occupa la zona comunale dove essi vivono. Il Sisma Bonus (detrazioni fiscali fino all’85 % per gli interventi di messa in sicurezza) esiste, ma chi vive in zone ad alto rischio, o lo dimentica o non ne è a conoscenza. Non possiamo attendere la conta delle vittime ogni volta per ricordarci che siamo un paese a rischio sismico.

[1] Ingegneria Senza Frontiere Roma – Iniziativa Antrodoco del 16-07-2017

Sostieni Rossoparma con una donazione

06 RossoParma banner

07 RossoParma banner

01 RossoParma banner

02 RossoParma banner

03 RossoParma banner

04 RossoParma banner

05 RossoParma banner

06 RossoParma banner

07 RossoParma banner

01 RossoParma banner

06 RossoParma banner

07 RossoParma banner

01 RossoParma banner

02 RossoParma banner

03 RossoParma banner

04 RossoParma banner

05 RossoParma banner

06 RossoParma banner

07 RossoParma banner

01 RossoParma banner