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Filippo Olari intaglia pietreQualche mese fa con le associazioni di cui sono fondatore, Manifattura Urbana ed Acmé, ho organizzato assieme al maestro d’Arte Paolo Sacchi un Workshop sulla lavorazione della Pietra. Come archeologo per tanti anni mi era capitato di studiare il prodotto finito o in alcuni casi le cave da cui proveniva la materia prima, ho trovato e catalogato colonne, capitelli, bassorilievi, disegnato, pulito, misurato concio per concio muri di castelli medievali; mai mi era capitato di addentrarmi nella lavorazione vera e propria della pietra (nella mia zona d’origine Arenaria ed Arenaria Macigno). Lo avevano fatto i miei nonni Adelmo ed Enrico, il primo sapeva lavorare la pietra, il secondo aveva lavorato per qualche anno in una cava vicino a Fugazzolo in Val Baganza.

Grazie a questa esperienza nella quale ho avuto modo, affiancato da un maestro veramente bravo, di prendere dimestichezza con la pietra e innamorarmi di mazza e scalpello (pala, piccole e cazzuola non mi bastavano). E credetemi, non pensate che la mia aspirazione sia quella un giorno di diventare un Fidia o un Michelangelo, semplicemente ho trovato estremamente utile e soddisfacente riscoprire come tagliare, squadrare e rifinire la pietra. Come facevano i miei vecchi, come è stato fatto per tanto tempo e spero si continuerà a fare recuperando antichi mestieri e antichi borghi (in cui amo portare la gente quando faccio le escursioni).

Lavorare la pietra mi ha portato a conoscere storie molto intriganti..
La più incredibile è l’epopea degli scalpellini di Cassio (Comune di Terenzo, Provincia di Parma). Una squadra spedita in trasferta in Egitto a salvare i monumenti di Abu Simbel, protagonisti primari dello smontaggio e ricostruzione del monumento più celebre della storia Egiziana dopo le Piramidi.

 

 

Uomo con pietra in manoGran parte degli italiani conosce il sito archeologico grazie alla pubblicità ed al boom del turismo nella Valle del Nilo, ma quasi nessuno, nemmeno in provincia di Parma conosce la storia di questi ragazzi. Ho avuto la fortuna di vedere le foto messe a disposizione dai nipoti. Molti di loro sono potuti venire al mondo e studiare perchè il nonno con le trasferte massacranti come queste aveva messo da parte qualcosina per comprare terra, far su una casa, aprire l’attività.

Lavorare la pietra è una delle cose più “musicali” che abbia mai fatto, lavorando con altri scalpellini ad un certo punto ti ritrovavi dentro una ritmica di suoni e colpi che seguiva un metro comune. Solo chi lo ha vissuto e chi è passato di li se ne può rendere conto, non c’era persona che non si fermasse attirata dai suoni prodotti da mazze, scalpelli e pietra. Altro che pifferaio magico! Ho visto pellegrini in crisi di sete come Fantozzi alla Coppa Cobram che si fermavano a filmare, fotografare e registrare il tutto prima di recarsi al Bar di Cassio a reidratarsi. Il tutto con un rispetto, un silenzio e un pudore verso di noi che credevo dimenticati.

Sempre più gente sente il bisogno di evadere dalla città, dal grigiore della pianura per tornare a camminare tra monti, sentieri e case di pietra. Case di pietra che erano fatte anche usando il “saper fare” che adesso si è praticamente perso anche perchè la tecnologia in molti casi ha fatto venire meno la necessità di maestranze specializzate o le ha rese poco convenienti. Tutto questo potrebbe essere vero per molte cose, ma non è del tutto così per la lavorazione della pietra ed è questo che spero riuscirà a mostrare un laboratorio collettivo che si terrà a Calestano (Pr) nei fine settimana tra Ottobre e Novembre, organizzato sempre da Paolo Sacchi, questo laboratorio avrà come scopo la realizzazione di un monumento in pietra dedicato al tartufo e sarà una grande opera partecipata.

 

ZFoto panorama pietraia persone camminanoIo andrò, ho recuperato in cantina vecchi scalpelli e punte che erano li da chissà quanti decenni e che non vedono l’ora di far risuonare la pietra. Pietra che voglio andare a vedere anche nelle numerose cave abbandonate, dove è possibile vedere e toccare con mano il lavoro titanico, rischioso e di una fatica immane che dovettero fare per ricavarne materiale utilizzabile

Che dire, vi aspetto!

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