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Hisam Jamil, un rappresentante della Comunità Kurda parmigianaKobane brucia. La città è cinta d'assedio dall' Isis, l'ennesimo mostro partorito dall' Occidente e poi sfuggito di mano. Non il primo, e viste le teste che girano a governare gli Stati, verosimilmente neache l'ultimo . A pagarne il prezzo, nemmeno a dirlo, i popoli più poveri e vessati della terra, in questo caso i Kurdi siriani del Rojava.
Da giorni i 200 mila abitanti di Kobane sono bombardate dall'esercito islamico, i tagliagole dell' Isis. Un'operazione che ha il beneplacito solo fino ad un certo punto silenzioso della Turchia, il cui Premier Davutoglu, interessato al petrolio della zona irachena controllata dai miliziani e che comunque si è dichiarato disponibile ad affiancare gli Usa in un'operazione di repressione solo se l'Occidente lo abbinerà ad un rovesciamento del regime di Assad.

 

 

 

 

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Nel frattempo il Presidente della regione in cui si trova Kobane, Enver Muslim, ha parlato apertamente di massacro e di genocidio, nel caso i 100 mila dell' Isis riescano a penetrare in città.
Per denunciare tutto ciò, e per sensibilizzare la popolazione parmigiana , la popolazione kurda della nostra città si è riunita in piazza Garibaldi.
Una cinquantina di persone, al cui fianco si sono schierate varie associazioni e movimenti, compresa quella Palestinese di Parma, che di assedi e bagni di sangue ne sa qualcosa.
Ne abbiamo parlato con Hisam, un mediatore culturale del Ciac di nascita kurdo-siriana.

 

 

Curdi di Parma, immagini della manifestazione" Il Kurdistan, un'entità geografica separata ma emotivamente un popolo solo".
" E' vero, il Kurdistan formalmente non esiste, e siamo divisi in quattro paesi: Siria, Iran, Iraq e Turchia. Siamo una nazione come anima: ecco i nostri partigiani, i nostri uomini gloriosi – ci dice Hisam indicando una bandiera inneggiante alla resistenza di quello spicchio di pianeta -, ora impegnati a combattere da soli i miliziani dell' Isis, e a morire per la difesa di Kobane. La divisione in quattro stati, in effetti, la sentono i miei amici: noi kurdi sentiamo di essere un popolo solo".

 

" Una questione kurda – diciamo noi un po' crudamente - che torna ad essere trattata solo di fronte a grandi stragi o quando convenite, perché combattete un nemico dell' Occidente: se combattete l'Isis siete simpatici a tutti, dopodichè passate nel dimenticatoio. Come diventare argomento seriamente affrontato dalla comunità internazionale?".
" Se dobbiamo aspettare che la comunità internazionale faccia qualcosa dobbiamo aspettare che amazzino tutti. La comunità reagirà quando Kobane non esisterà più. L'Isis, però, non è un nemico del popolo kurdo e basta: è un pericolo per tutti. Oggi sono in Siria, domani chissà. Quella che mi hai posto è una domanda cui nessuno di noi sa dare la risposta giusta, però una cosa è chiara: se anche un governo accorresse non sarebbe per aiutare Kobane, ma per coltivare i propri interessi. La Gran Bretagna sta bombardando Isis, ma non lo fa mica per le condizioni che ci toccano: è perché recentemente hanno ammazzato un giornalista".

 


Curdi di Parma: scatti dalla manifestazionePacato, ragionato, ma Hisam dipinge un quadro di una crudezza notevole. Al punto che viene da chiedersi cosa possa fare un cittadino parmigiano per il popolo di quella remota zona della terra.
" Informarsi – ci dice Hisam -, conoscere la situazione per poi decidere dove stia la ragione. Ci sono molte persone che si dicono " è la solita guerra tra arabi, che cosa ce ne frega!", mentre invece è molto importante dare una mano. Il come è in ciò che dicevo prima, nell'informarsi e nel diffondere quell'informazione. E far sapere in giro che l'Isis è un nemico da combattere assieme, e che soprattutto che la Turchia sta aiutando moltissimo questo gruppo integralista. Non è che vogliamo che la Turchia ci aiuti: ci basterebbe non aiutasse i miliziani dell'Isis".
Informarsi, approffondire, prendere posizione. Non è molto, a ben pensarci, ciò che ci chiede la Comunità Kurda di Parma. La manifestazione è proseguita in maniera completamente pacifica, tra inni di speranza, e abbracci sottesi a sciogliere una preoccupazione. Attorno ai kurdi di Parma, tanti cittadini: alla fine almeno 150 persone sono intervenute a questa manifestazione. Kobane resiste, e idealmente non è sola. Ai governanti del mondo fare in modo che quel massacro non avvenga, che quei 200 mila esseri umani continuino a vivere. A noi l'esigerlo.

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